L ’ evitamento  rappresenta un comportamento funzionale nel momento in cui ci permette di allontanare da una situazione che riteniamo pericolosa, rischiosa o che può arrecarci un danno. Diventa disfunzionale nel momento in cui, ci limita nell’ esplorazione, nell’affrontare situazioni nuove, o dove dobbiamo confrontarci socialmente e quindi mettere in atto le nostre abilità sociali. L’esperienza che in questo caso evitiamo, viene considerata intollerabile, ingestibile a tal punto da non affrontarla. Questo meccanismo porta immediatamente a far abbassare la quantità di ansia che avvertiamo, ma è solo un sollievo immediato, superficiale che a lungo andare non porta beneficio, perché siamo portati successivamente a reiterare il comportamento di evitamento e a generalizzarlo anche ad altre situazioni che prima riuscivamo a gestire. Quando siamo a questo stadio sarebbe utile chiedere un supporto psicologico, anche per capire se siamo di fronte ad un disturbo di personalità, ed anche per capirne la gravità e agire in tempo.

A livello cognitivo prevalgono pensieri come il non essere all’altezza della situazione, di non piacere agli altri, di essere poco desiderabili socialmente, di essere poco abili, capaci, intelligenti, amabili. Sono questi stessi pensieri che producono nella persona con questo disturbo,elevati stati di ansia che inducono la persona a non relazionarsi in vari contesti quello sociale, lavorativo, amicale, sentimentale. Ne consegue che la persona con questo disturbo, tende a svolgere una vita abitudinaria, priva di ogni possibile novità, avanzamenti, miglioramenti nello stile di vita. Prevale in queste persone un senso di vuoto, un blocco e un senso di inadeguatezza che va a confermare i pensieri che abbiamo analizzato in precedenza. Come in un circolo vizioso, l’isolamento sociale, affettivo, emozionale, va a confermare quell’iniziale senso di inadeguatezza e disistima che caratterizza queste persone, rinforzandone il comportamento di evitamento.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DEL DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITA’.

  • A livello Affettivo-Emotivo , la persona sperimenta ansia , quando c’è la possibilità che possa venire a contatto con situazioni, nuove, o qualsiasi situazione che reputa ingestibile. Inoltre può prevalere un umore depresso, accompagnato dalla difficoltà di lasciarsi andare nelle relazioni, intime, affettive, sociali, lavorative.
  • Evitamento , la persona evita le situazioni in cui può sentirsi valutato e quindi non all’altezza, o quando deve mostrare le sue capacità e abilità, quando c’è un confronto interpersonale.
  • Minacce esterne, gli altri sono concepiti come delle vere e proprie minacce, prevale la paura di essere sminuiti, rifiutati, non considerati, ridicolizzati.

Vediamo più da vicino quali pensieri potrebbero emergere in chi tende ad avere un comportamento di evitamento .

Le persone con questo disturbo, tendono a pensare che “ se gli altri mi trattano male allora non sono degno di essere loro amico”; “ se a mia madre(padre etc….) non piaccio come sono, come posso pensare di piacere  agli altri? . In questo stile cognitivo  nelle persone prevale il più delle volte la tendenza a pensare di non essere degno di essere amato, apprezzato, desiderato, di non valere nulla, di non essere mai abbastanza per gli altri.

Vediamo più in dettaglio i sintomi che possono manifestarsi

  • La persona evita situazioni sociali in cui è fondamentale il contatto interpersonale.
  • Difficilmente interagisce con gli altri, se non ha sicurezza di piacere, di essere accolto. Quando partecipa ad attività di socializzazione lo fa con grande disagio e in questo caso può essere molto distaccato e provare un senso di vergogna e di paura.
  • Prima di interagire nelle situazioni sociali, nella persona evitante prevale una eccessiva preoccupazione di essere criticato o non accettato.
  • Prevale una riluttanza ad assumere rischi personali, perché prevale una eccessiva disistima nelle proprie capacità.

Quali sono le cause del disturbo evitante di personalità

Non sono del tutto chiare le cause di questo disturbo. Si ritiene che possono incidere fattori di ordine genetico, caratteristiche temperamentali proprie della persona, e l’educazione familiare.

Molte ricerche evidenziano anche la prevalenza di storie di abuso fisico , verbale e psicologico, o storie di emarginazione nel gruppo dei pari.

Conseguenze del disturbo evitante di personalità

A causa degli alti livelli di ansia sociale, queste persone nei casi più gravi, possono vivere in un completo isolamento e ritiro sociale, fino a compromettere la qualità della vita lavorativa, sociale e familiare. Se il comportamento di evitamento, si protrae nel tempo, la persona vivrà una vita da spettatore, priva di stimoli, con un incolmabile senso di vuoto.

L’umore depresso o le crisi d’ansia o panico, sono spesso le motivazioni che possono indurre la persona a chiedere un aiuto professionale, anche perché per alleviare il malessere legato all’ansia, le persone possono ricorrere all’utilizzo eccessivo di alcol, sostanze stupefacenti, o psicofarmaci.  

Trattamento del disturbo

Il trattamento di elezione per questo tipo di disturbo è rappresentato

  • dalla Terapia Cognitivo Comportamentale
  • Terapia Cognitivo Interpersonale

La Terapia cognitivo comportamentale, nelle prime fasi di trattamento analizza, i pensieri automatici disfunzionali, che caratterizzano il suo funzionamento. Dopo averli individuati, vengono confutati e sostituiti(con tecniche specifiche di tale terapia)con pensieri più funzionali. Viene inoltre mostrato al paziente, la conseguenza dei comportamenti evitanti, e il riflesso che ha sugli altri. Vengono mostrate strategie, per affrontare le situazioni temute, mediante tecniche espositive, o di altro genere, tutte con obiettivi concordati con il paziente.

Terapia cognitivo interpersonale

Un altro tipo di terapia che rientra sempre in quelle di tipo cognitivo, è rappresentata dalla Terapia Metacognitiva interpersonale. In questo tipo di trattamento è centrale la narrazione che il paziente fa delle situazioni problematiche.  Attraverso la narrazione, il terapeuta tenta, in maniera del tutto naturale di

  • Promuovere nuovi comportamenti , sostituendoli con nuove strategie comportamentali e andando quindi a sostituire, quelli abituali del paziente.
  • Leggere con maggiore realismo il comportamento intenzionale degli altri, quando si relazionano con il paziente.
  • Individuare gli errori di ragionamento del paziente, come ad esempio” se evito di affrontare la situazione, di sicuro non subirò le critiche o il giudizio negativo, nei miei confronti.

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